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Brevetti violati, Apple condannata a pagare 234 milioni a università Usa

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La decisione di un tribunale Usa. Le tecnologie sui processori di Cupertino erano brevettate dalla University of Wisconsin La decisione di un tribunale Usa. Le tecnologie sui processori di Cupertino erano brevettate dalla University of Wisconsin

NEW YORK - Apple è stata condannata a pagare un totale di 234 milioni di dollari (circa 206 milioni di euro) per risarcire i danni per la violazione di brevetti sui chip registrati dai ricercatori della University of Wisconsin.

Al centro del contendere, le tecnologie usate sui processori Apple A7, A8 e A8X, usati su diversi modelli di iPhones e iPad. I giudici hanno accolto martedì le richieste dei ricercatori ed hanno parallelarmente 'bocciato' su tutta la linea la posizione di Apple, che si limitava a sostenere semplicemnte che i brevetti non fossero validi.

Oggi è arrivata la quantificazione il danno. E si tratterebbe solo dell'inizio. I tecnici dell'ateneo sono pronti a fare causa ad Apple su altri elementi.

" Questo è un caso in cui il lavoro duro dei ricercatori di una nostra università e l'integrita del sistema dei brevetti ha prevalso", ha commentato soddisfatto Carl Gulbrandsen, direttore generale della organizzazione non-profit Wisconsin Alumni Research Foundation, che ha citato in giudizio Apple, sottolinando che la corte ha "riconosciuto il lavoro fondamentale fatto nel nostro campus".

No comment da Cupertino sul verdetto, anche se l'azienda ha annunciato che farà ricorso. I giudici hanno riconosciuto che Apple ha usato in alcuni dei suoi popolari strumenti, chip che erano stato brevettati nel 1998 per migliorare l'efficienza e le perfomance dei microprocessori.

Gli inventori di questi chip sono stati riconosciuti essere Andreas Moshovos, Scott Breach, Terani Vijaykumar, e Gurindar Sohi, ricercatori alla University of Wisconsin. "Quasi due decenni fa abbiamo cercato di anticipare come i computer avrebbero funzionato oggi. La nostra squadra ha investito 11 anni di lavoro per risolvere questo problema".

Fonte: La Repubblica - Foto: Cnet

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