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In Italia si dorme meno e aumentano i giovani con problemi d'insonnia

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Quasi raddoppiata in 5 anni la percentuale di minori presenti nei centri d'ascolto. In Italia si dorme un'ora in meno rispetto a 10 anni fa. L'avvertimento degli esperti: "Non sottovalutate i segnali d'allarme". Difficoltà a prendere sonno o a riaddormentarsi, risvegli frequenti, apnee notturne possono essere sintomo di altre patologie Quasi raddoppiata in 5 anni la percentuale di minori presenti nei centri d'ascolto. In Italia si dorme un'ora in meno rispetto a 10 anni fa. L'avvertimento degli esperti: "Non sottovalutate i segnali d'allarme". Difficoltà a prendere sonno o a riaddormentarsi, risvegli frequenti, apnee notturne possono essere sintomo di altre patologie

Il sonno e l'invecchiamento cerebrale sono strettamente correlati perché dormire poco e male contribuisce, in età avanzata, al declino cognitivo ed al rischio di demenza.

Ma le patologie legate al sonno non hanno età e se si pensa che un terzo della vita si trascorre dormendo si comprende quanto questa 'attività' sia fondamentale per il benessere e la salute. Domani si celebra la Giornata mondiale del sonno (World sleep day) e anche in Italia sono in programma diverse iniziative per sensibilizzare i cittadini su una serie di comportamenti a rischio e segnali da tenere in considerazione rispetto alla qualità del nostro riposo notturno.

"I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani - afferma Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia all'Università di Udine - .  I principali sono l'insonnia che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 41% della popolazione, poi la sindrome delle apnee in sonno, di cui soffrono circa 2 milioni di italiani, la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce 3 milioni di italiani, e i disturbi del ritmo circadiano. I disturbi del sonno si associano spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del sistema nervoso".

Tra le vittime dell'insonnia sono pericolosamente in aumento i giovani per un fenomeno che i medici attribuiscono in gran parte all'abuso delle tecnologie, al fatto di stare sempre attaccati ai cellulari o tirare tardi con il tablet persino a letto: "Negli ultimi 4-5 anni i pazienti con meno di 20 anni afflitti dal disturbo sono quasi raddoppiati nei centri di medicina del sonno. Se dieci anni fa erano meno del 10%, oggi sono il 18-20%", spiega il neurologo Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell'Irccs San Raffaele Turro di Milano e presidente della Associazione mondiale di medicina del sonno (Wasm).

"Oggi - avverte Ferini Strambi - quasi il 20% della popolazione generale adulta assume almeno saltuariamente un farmaco a scopo ipnotico, mentre quasi il 10% lo assume in maniera continuativa. Il tipo di insonnia in cui si tende a ricorrere più frequentemente al farmaco è quella 'iniziale', con difficoltà di addormentamento, mentre la forma che tende più a cronicizzare (nel 70% dei casi) è quella che si manifesta con frequenti risvegli nel corso della notte". A volte, però, "l'assunzione cronica di un farmaco è legata a una non corretta diagnosi. Le cause dell'insonnia sono numerose".

Un problema di addormentamento può essere dovuto a un disturbo d'ansia o alla sindrome delle gambe senza riposo (frenesia alle gambe quando ci si stende a letto). Se ci sono diversi risvegli durante il sonno, potrebbe trattarsi di un mioclono notturno (brevi scatti alle gambe ogni 30-40 secondi) o di un problema respiratorio, come le apnee; oppure, la frammentazione del sonno potrebbe essere legata a rumori esterni. Nel caso in cui una persona tende a svegliarsi molto presto, senza riaddormentarsi, potrebbe esserci un problema di depressione. L'effetto finale, legato anche ai cambiamenti sociali, è che, aggiunge l'esperto, "oggi si dorme un'ora in meno rispetto a 10 anni fa. Siamo a meno di 7 ore in media nella popolazione generale". L'insonnia, soprattutto, è un problema che non va trascurato perché "le conseguenze non sono solo sulla qualità della vita, ma sulla salute": "Dormire bene e in quantità sufficiente significa inibire il rilascio di cortisolo, l'ormone dello stress - spiega Ferini Strambi - . Ma un recente studio Usa ha dimostrato anche che dormire meno di 6 ore per notte aumenta di oltre 3 volte il rischio di sviluppare ipertensione arteriosa".

"La difficoltà legata ai disturbi del sonno - afferma Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta e presidente dell'Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) - , siano rappresentate dal prendere sonno o dai risvegli, frequenti o precoci, sono sintomi assolutamente da non sottovalutare. Rappresentano chiaramente che a livello emotivo siamo in allarme, siamo minacciati e a lungo andare questi sintomi possono avere effetti rilevanti su stato fisico e psicologico, possono creare problemi nella sfera lavorativa, sociale e relazionale". In occasione della Giornata mondiale del sonno, l'Eurodap ha promosso un'iniziativa che si propone di accogliere tutti coloro che vivono uno stato di stress psico-fisico e hanno problemi d'insonnia, fornendo loro una visita gratuita psicologica con la valutazione dello stress e dell'ansia.

Fonte: La Repubblica - Foto: Donna Click

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