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Aids: Onu: "Possibile fermare epidemia entro il 2030". Aumenta la farmacoresistenza

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I dati del rapporto delle Nazioni unite. La diffusione della malattia sempre più sotto controllo. Il numero di morti diminuito del 30% in 10 anni. Cresce la resistenza ai farmaci I dati del rapporto delle Nazioni unite. La diffusione della malattia sempre più sotto controllo. Il numero di morti diminuito del 30% in 10 anni. Cresce la resistenza ai farmaci

GINEVRA - La fine dell'epidemia dell'Aids entro il 2030. Un traguardo possibile secondo l'Unlaids, il programma congiunto dell'Onu sull'Hiv. "Porre fine all'epidemia è possibile - ha detto il direttore esecutivo dell'Unaids Michel Sidibè - , se si riuscirà ad andare oltre un approccio 'business-as-usual' ".

"I prossimi cinque anni determineranno i prossimi 15 anni. Se il mondo accrescerà gli sforzi entro il 2020 l'umanità sarà in grado di porre fine all'epidemia entro il 2030", si legge nell'ultimo rapporto dell'Unaids.  La fine dell'Aids significa che la diffusione del virus potrebbe essere sotto controllo o contenuta, anche perché è stato marginalizzato l'impatto della malattia sulle persone e nella società. Un'azione possibile applicando applicando aggressivamente azioni di prevenzione, i trattamenti e gli interventi per ridurre il discredito e la discriminazione. Ma il rapporto Onu ricorda che il virus continuerà probabilmente ad esistere a lungo. 

Sono stati fatti molti passi avanti per sconfiggere una delle più temute malattie degli anni '80 e '90. Secondo i dati dell'Onu, anticipati in previsione della conferenza di Melburne che si apre domenica, negli ultimi 10 anni il numero di persone morte per Aids è calato di un terzo. "Se viene mantenuto questo ritmo entro il 2020 il dato calerà ulteriormente, fino a sparire entro il 2030 - ha detto Sidibè - . Ma è necessario continuare ad andare in questa direzione". Un ottimismo che sembra però stemperato da due ostacoli: esistono ancora 35 milioni di persone che convivono con l'Hiv e aumentano i casi di farmacoresistenza. Per Françoise Barré-Sinoussi, premio Nobel per i suoi studi sull'Hiv, il virus può comparire di nuovo su un numero sempre più alto di persone sottoposte al trattamento. "Avremo persone con forme resistenti che trasmetteranno il virus ad altre persone. Nel lungo periodo, se questo accadrà in diversi paesi, potrà riemergere l'Hiv, ma in una forma resistente ai farmaci antiretrovirali ". Deenan Pillay, direttore dell'Africa centre for health and population studies in Sud Africa, spiega che nel 30 e il 40% dei suoi pazienti dopo un anno di cura il virus si è replicato. 

Problemi di resistenza ai farmaci antiretrovirali emergono quando i farmaci non sono utilizzati in modo corretto, se il malato assume dosi troppo basse oppure se le cure di follow-up non sono adeguate. Per evitare questi problemi i medici dovrebbero monitorare in continuazione i pazienti, intervenendo di volta in volta. 

Il mondo ha osservato importanti cambiamenti sul fronte dell'Aids e sono stati registrati più successi negli ultimi cinque anni che ne 23 precedenti, sottolinea l'Uniads.  In particolare, l'accesso alle terapie antiretrovirali  è cresciuto portando a 12,9 milioni il numero di persone con l'Hiv che vi hanno accesso pari al 37% delle persone che vivono on Hiv. Ma molto resta ancora da fare, come ha dimostrato il caso della bambina statunitense nata sieropositiva che sembrava guarita e che invece qualche giorno fa è tornata ad avere tracce di Hiv nel sangue.

Ma molto resta da  fare.  "Anche se abbiamo visto le nuove infezioni da Hiv in calo del 38% dal 2001, ci sono stati 2,1 milioni di persone infettate nel 2013 e  22 milioni di persone ancora non ricevono il trattamento salvavita", ha aggiunto Sidibè. Secondo i dati dell'Unaids,  si stima che circa 35 milioni di persone vivono con l'Hv/aids (2013) nel Mondo. Fra queste 24,7 milioni vivono nell'Africa sub-sahariana. Solo nel Malawi, nel 2012 il 10% della popolazione aveva l'Hiv e nello stesso anno i morti sono stati 46.000. Fra i problemi per affrontare l'emergenza, c'è anche quello del costo eccessivo delle terapie.

Dallo scoppio dell'epidemia, più di trenta anni fa, circa 78 milioni sono state infettate dall'Hiv e circa 39 milioni sono decedute per malattie correlate all'Aids.

Fonte: La Repubblica

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