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Notizie Flash
| Voragine ai quartieri spagnoli, sgomberati sei palazzi a Napoli |
LA REPUBBLICA - Un'enorme voragine, larga una ventina di metri, si è aperta la scorsa notte intorno alle 4 in Vico San Carlo alle Mortelle, ai Quartieri spagnoli, nel centro storico di Napoli. La voragine, probabilmente provocata dalle forti piogge dei giorni scorsi, ha causato l'evacuazione di 6 edifici, 4-5 'bassi' e messo a rischio la staticità della chiesa di San Carlo alle Mortelle, una delle chiese monumentali di Napoli, annessa all'omonimo convento e fondata nel 1616, e appartamenti al civico 14 della strada. Due squadre dei vigili del fuoco stanno operando dalla scorsa notte in Vico San Carlo. Circa 50 famiglie, oltre duecento persone, nella notte sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Un 'basso' è sprofondato, la chiesa è a grande rischio di crollo, l'ingresso è praticamente sparito, sprofondato probabilmente a causa delle infiltrazioni causate dalle piogge dei giorni scorsi. Vico San Carlo alle mortelle si trova in una zona nevralgica del traffico cittadino, alle spalle di corso Vittorio Emanuele, e la sua chiusura sta già provocando disagi alla circolazione. |
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| Tecnologia | |||
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Gioca tutto il tempo a World of Warcraft. Ha già una sua storia tecnologica alle spalle. A 20 anni può già permettersi la nostalgia, grazie al tempo veloce delle macchine. Chissà se siamo disposti a dare agli oggetti della tecnologia questo statuto alto della nostalgia. O, se vogliamo, di documento storico. Penso che le gallery che stiamo vedendo comporsi in questi giorni dovrebbero rimanere sempre aperte. Essere il deposito della memoria. Non un museo o un libro. Quelli si fermano, si cristallizzano. Dovrebbero funzionare come Waybackmachine. E' l'archivio delle pagine web degli anni passati. C'è perfino questa. E' una delle prime pagine di Repubblica it prima che uscisse. Il muro che si rompeva un po', questo significava. Che ci stavamo lavorando, che portassero pazienza. Mi commuove, ma ammetto di avere un coinvolgimento personale nella faccenda. Ho ammesso una cosa ovvia: cosa sarebbe l'oggetto senza la conoscenza e la partecipazione emotiva? Nulla. L'oggetto non è senza la nostalgia. Per carità non che non sia possibile raccontarla in un modo tutto diverso. I computer di Steve Jobs per esempio raccontano una loro storia privata, che non interseca mai gli altri attori del mercato, storia di bellezza ma anche di esclusività e di chiusura settaria fino al talebanesimo tecnologico. I pc "taiwanesi" - li chiamavano così negli anni '80 perché la Cina non era ancora decollata come superpotenza economica mentre volava l'isola separata, raccontano la storia economica dell'informatica che nasce sulla legge dei costi minimi, sulla frenesia di Moore, delle memorie che schizzano in alto e dei costi decrescenti che non permettevano mai una virgola di bellezza. Oggetti brutti, orrendi. Ma che hanno fatto lo sviluppo del mondo. Si può riscrivere un pezzo di storia del mondo guardando le vecchie macchine (non le auto, queste macchine). In chiave di design, di estetica, di storia economica e tecnologica. Di "interfaccia", cioè nei termini del rapporto uomo macchina predisposto dall'oggetto e dalla sua modalità d'uso: chi non ricorda il comandante Scottie di Star Trek che, tornato nel xx secolo, comincia a parlare a un macintosh, per la meraviglia dei contemporanei: "Ma cosa fa, parla col computer? Deve usare il mouse!". di VITTORIO ZAMBARDINO Fonte & Foto: www.repubblica.it
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LA REPUBBLICA - Chissà se, mettiamo fra 10 anni, potrò rivedere il mio iPad in una 