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admin 25.12.2009 12:50
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| Contatta un ragazzo su Facebook e la fidanzata organizza un pestaggio |
LA REPUBBLICA - Una ragazza di 17 anni è stata picchiata e rapinata per strada da quattro coetanee, a San Giuliano Milanese, ingelosite dal fatto che aveva contattato un loro amico, su Facebook. L'adolescente è stata lasciata dolorante sul marciapiede da chi l'aveva aggredita. In poco tempo i carabinieri sono riusciti a rintracciare le quattro ragazze, comunque, e a denunciarle. La loro vittima, invece, è stata accompagnata all'ospedale di Vizzolo Predabissi, nel Milanese: la prognosi è di otto giorni. L' aggressione è avvenuta nei pressi della stazione ferroviaria e le quattro ragazze che l'hanno presa di mira non hanno proferito parola al momento dei fatti. Ognuna di loro, in base a quanto accertato, l'ha picchiata a calci e pugni fino a quando l'adolescente, che pare le conoscesse di vista, si è accasciata a terra. Nessuno l'ha soccorsa e da sola, quando è riuscita minimamente a riprendersi, ha trovato la forza di raggiungere la propria abitazione. Le è anche stato portato via il cellulare Blackberry con il quale si presume si mettesse in contatto con l'amico comune. |
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| Scienze | |||
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Ma per l'uomo è diverso: la menzogna, come lo stesso Anolli ha scritto nel libro "Mentire" (Il Mulino, 2003), in noi è intenzionale, nasce da una necessità di sopravvivenza, e il modo in cui mentiamo varia a seconda della cultura ed è alla base della conformazione psicologica di intere società. "La mentalità delle popolazioni orientali - spiega - è da sempre basata sulla menzogna. Quella russa e quella polacca, viceversa, sulla sincerità. Queste ultime due società hanno fatto la scelta più difficile, ed è per questo che sono strutturate in maniera così dura e intransigente". La nostra a quanto pare si trova in una posizione intermedia, e deve questa sorta di equilibrio alla cultura greca antica, che insisteva nel miscelare la giusta dose di bugie e verità. "Esistono tanti tipi di menzogna - continua Anolli - c'è quella che nasce dall'omissione, il non dire qualcosa, e quella che arriva alla commissione, il dire una cosa falsa. Le bugie possono essere benevole e malevole, ad alto rischio (unusual) e a basso rischio (usual). La nostra società si basa sull'omissione e sulle bugie benevole e a basso rischio, quelle che si dicono più spesso e che sono dettate dalla cortesia e dal galateo. In pratica, abbiamo raggiunto un buon compromesso tra menzogna e sincerità, in nome del progresso". Come ricorda anche Feldman nel suo libro, il progresso è infatti qualcosa che si conquista mentendo, e l'impalcatura finanziaria che ci governa, regolata da mezze verità, lo dimostra. di SARA FICOCELLI Fonte & Foto: www.repubblica.it
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LA REPUBBLICA - Che le bugie "bianche" siano il toccasana di tante relazioni sentimentali e della maggior parte dei rapporti di lavoro è un dato di fatto. Ma la scienza non si accontenta di queste semplificazioni e il professor Robert Feldman, docente di psicologia dell'università del Massachusetts, ha raccolto 25 anni di ricerche accademiche sulla menzogna nel saggio appena uscito "Liar: the truth about lying" (Virgin Paperbacks, 2010). Il libro spiega, riportando una serie di studi pratici sulla psiche umana, che dire la verità non sempre fa bene a noi e a chi ci sta intorno e che per questo il cervello è portato a mentire, per difendersi e sopravvivere. Questo procedimento mentale è alla base della nostra evoluzione ed è un meccanismo atavico, che appartiene anche agli animali e che l'uomo, progredendo, ha fatto suo. Liberandolo però dagli automatismi che regolano il comportamento di uccelli e insetti e condendolo di libero arbitrio, creatività, malizia. In una parola, umanizzandolo - come spiega il professor Luigi Maria Anolli, docente di psicologia della comunicazione presso l'università degli studi di Milano-Bicocca e direttore del CESCOM (Centre for Studies in Communication Sciences). "La nostra mente - precisa - è simulativa. Negli animali la menzogna esiste ma si manifesta come un dispositivo biologico costante e ripetitivo: il piviere è un uccello che per distogliere i predatori dalle uova finge di avere un'ala spezzata; le farfalle pieridi dell'amazzonia, 