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Il calo del petrolio spaventa le Borse

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Sui mercati europei prevalgono le prese di beneficio dopo i recenti rialzi, ma la discesa del greggio aumenta i timori sulla ripresa economica. A Piazza Affari sotto i riflettori i titolo Bpm e Banco Popolare dopo la fusione. Usa: bene la disoccupazione, male gli ordini di beni durevoli Sui mercati europei prevalgono le prese di beneficio dopo i recenti rialzi, ma la discesa del greggio aumenta i timori sulla ripresa economica. A Piazza Affari sotto i riflettori i titolo Bpm e Banco Popolare dopo la fusione. Usa: bene la disoccupazione, male gli ordini di beni durevoli

MILANO - Ore 15:50. Il calo del petrolio sotto quota 39 dollari al barile torna a spaventare le Borse. A maggior ragione dopo che il Fondo monetario internazionale ha fatto marcia indietro dopo aver sostenuto - lo scorso autunno - che una discesa delle quotazioni avrebbe sostenuto la ripresa economica globale.

"Gli effetti positivi sull'economia ancora non ci sono" scrivono gli economisti di Washington spiegando che adesso i bassi prezzi complicano la politica monetaria, pesando sulle aspettative di inflazione. E rischiano di innescare una serie di default aziendali e sovrani, con possibili ripercussioni sui mercati finanziari. D'altra parte il prezzo cala perché l'economia frena e zavorra la domanda. Per questo il Fmi sottolinea che la possibilità di tale effetti negativi rende urgente un sostegno alla domanda di petrolio da parte della comunità globale. E non è un caso che S&P abbia tagliato il giudizio sull'Eni, proprio per la debolezza dei corsi del greggio.

"I benefici globali di bassi prezzi del petrolio si materializzeranno solo dopo che i prezzi saranno un po' risaliti e dopo i progressi delle economie avanzate in un contesto di tassi zero" mette in evidenza il Fmi, precisando che dal giugno 2014 i prezzi del petrolio sono calati del 65% in termini di dollari. E anche tenendo conto di un apprezzamento del dollaro del 20%, il calo resta sempre accentuato. La ripresa, però, sembra lontana anche in virtù dell'aumento delle scorte settimanali americane (+9,4 milioni di barili) raggiungendo un nuovo record di 532,5 milioni di barili. Oggi il Wti apre in ribasso anche a New York, dove scende fin sotto 39 dollari al barile, mentre il Brent è poco sopra quota 40.

Le Borse europee si muovono così in rosso: Londra cede l'1,4%, Francofortel'1,5%, Parigi arretra del 2%, mentre Milano perde l'1,2%. Gli investitori sembrano optare soprattutto per le prese di profitto dopo che la Borsa americana ha inanellato cinque settimane di fila in rialzo. Oggi Wall Street procede sulla falsariga della debolezza di ieri: il Dow Jones lima lo 0,4%, lo S&P500 lo 0,6% e il Nasdaq lo 0,2%. Quella di oggi sarà l'ultima seduta della settimana in vista di Pasqua e gli investitori non vogliono restare esposti in vista di un lungo weekend, specialmente dopo gli attacchi terroristici di Bruxelles. A Piazza Affari sono sotto i riflettori i titoli Bpm e Banco Popolare dopo il via libera alla fusione che sancisce la nascita della terza banca italiana. Fari anche su Mondadori, dopo l'ok condizionato dell'Antitrust all'acquisto di Rcs Libri. Per Marina Berlusconi si tratta di "un giorno importante".

A livello macroeconomico non aiuta neppure il bollettino della Bce che mette l'accento sui rischi di tenuta dei Paesi ad alto debito e insiste sulla frenata della ripresa. La Cina, invece, prova a rassicurare il mondo e promette una "crescita economica stabile e continua, a un passo ragionevole": lo ha detto il premier Li Keqiang aprendo il forum di Boao (la "Davos d'Asia"), nella provincia di Hainan. Li ha osservato che il governo sta cercando di mantenere una crescita a media-alta velocità nel mentre lavora alla creazione di nuove opzioni e spinte per rafforzare il Pil. Gli aggiustamenti strutturali sono la chiave strategica della trasformazione economica della Cina e l'urbanizzazione creerà una solida domanda interna. Il premier, come affermato durante i lavori del Congresso nazionale del Popolo, ha assicurato una riforma omnicomprensiva nel settore finanziario.

In mattinata dopo aver oscillato tra il segno più e il segno meno per l'intera seduta, la Borsa di Tokyo ha terminato le contrattazioni con un calo dello 0,63%: l'indice Nikkei che ha ceduto 108 punti a quota 16.892,33. Negli scambi sul mercato valutario l'eventualità di un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, ventilata negli ultimi giorni da alcuni membri della Federal Reserve, fanno perdere terreno alla divisa giapponese nei confronti del dollaro, riportandola vicino al livello di 113 a quota 112,83. Ieri sera Wall Street ha chiuso la seduta in calo: il Dow Jones ha ceduto lo 0,46%, l'S&P 500 lo 0,64% e il Nasdaq l'1,1%.

L'euro è in lieve calo sul dollaro: la divisa unica europea vale 1,1156 dollari (1,1189 ieri sera alla chiusura di Wall street). La moneta unica si rafforza invece sullo yen a 125,4. Lo spread è in discesa sotto quota 110 punti base con i Btp a 10 anni che sul mercato secondario rendono l'1,27%. Nel frattempo, il Tesoro ha collocato Ctz con scadenza marzo 2018 per l'importo massimo di 3 miliardi di euro: il rendimento è salito, ma resta in territorio negativo a -0,063% (+0,054% rispetto all'asta precedente). Assegnati anche 495,5 milioni di euro di Bpt indicizzati all'inflazione, settembre 2026, ad un tasso dello 0,55% e 254,5 milioni di euro dello stesso titolo, scadenza 2041, con un rendimento dell'1,20%.

In discesa le quotazioni dell'oro: il lingotto con consegna immediata cede lo 0,4% e passa di mano a 1.214,9 dollari l'oncia. A livello macroeconomico l'industria italiana registra un aumento degli ordini e un calo del fatturato. Fermi al palo in consumi a gennaio, mentre il commercio extra Ue cresce. Negli Stati Uniti le richieste di sussidi alla disoccupazione la scorsa settimana sono salite di 6mila unità a quota 265mila: il dato è migliore delle attese degli analisti, che scommettevano su quota 269mila. Gli ordini di beni durevoli a febbraio, invece, sono scesi del 2,8% (-3% la stima) (l'agenda dei mercati). In recupero il Pmi servizi, che però con 51 punti fa peggio delle attese. In Germania la fiducia dei consumatori è prevista in calo ad aprile per il timore di un rallentamento di alcuni mercati chiave per l'export, in particolare della Cina. L'indice Gfk scende a 9,4 punti ad aprile dai 9,5 punti di marzo. Gli analisti si aspettavano che restasse a 9,5 punti.

Fonte: La Repubblica - Foto: Corto Circuito

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