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Puglia, Emiliano vara il reddito di dignità: 600 euro al mese per 60mila cittadini. "Lo chiede il Papa"

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Il presidente della Regione ha firmato la delibera che sblocca i finanziamenti: "E' un modo per far superare alle famiglie la soglia della povertà: in cambio chiederemo lavori per la comunità" Il presidente della Regione ha firmato la delibera che sblocca i finanziamenti: "E' un modo per far superare alle famiglie la soglia della povertà: in cambio chiederemo lavori per la comunità"

Si chiama Red, l’acronimo del reddito di dignità. «Una pietra miliare del programma di governo», come rimarca il governatore pugliese Michele Emiliano, prende forma a sei mesi di distanza dall’apertura delle urne.

«Non è una misura assistenziale», avverte lo stesso Emiliano, che dopo avere presentato il disegno di legge approvato dalla giunta non rinuncia al tweet per metà orgoglioso e per metà malizioso: «Beppe Grillo, lo confesso, mi ha chiesto di dimostrare ai suoi la differenza tra il dire e il fare. Spero di esserci riuscito». Il messaggio è chiaro: «Stiamo facendo una cosa di sinistra».

L’impegno (economico) è di tutto rispetto: 70 milioni di euro all’anno per cinque anni. Totale: 350 milioni. C’è solo una regione che ci aveva provato prima della Puglia: il Friuli Venezia Giulia. Ma da quelle parti per tre anni investono 10 milioni, non uno di più. L’impresa è ciclopica, o quasi. Nemmeno il rivoluzionario gentile Nichi Vendola aveva mai immaginato di avventurarsi, anima, corpo e quattrini, in un’operazione del genere. Questa «ha la piena copertura finanziaria», racconta soddisfatto Emiliano. Deciso a non cancellare con il classico colpo di spugna le politiche giovanili, costruite dall’esecutivo del leader di Sel in un paio di legislature e che adesso potrebbero essere messe in cantina. Solo perché la coperta è corta e non sarebbe possibile riempire le tasche di tutti.

Il governatore insiste: «No, non moriranno le politiche giovanili. A cominciare da “Ritorno al futuro”. Ma la spesa deve valere l’impresa». Sì, insomma, trattandosi di soldi pubblici, Emiliano fa sapere di volere verificare caso per caso quanto e se conviene tirarli fuori. Sprecarli, mai. «Bisogna fare in modo che il denaro non sia disperso in meccanismi opachi». Questa, però, è un’altra storia. Il must, come stanno le cose, è consentire a tutti quelli che tirano la cinghia di respirare una boccata d’aria fresca. A patto che non continuino a stare con le mani in mano. Il ddl non ammette scuse: «Il beneficiario di Red è obbligato ad accettare uno specifico percorso di tirocinio per l’inserimento socio lavorativo».

La «durata massima dell’intervento» è di 12 mesi. Se vi ammalate «oltre i primi dieci giorni» o vi assentate «dal luogo del tirocinio» per più di tre giorni o, ancora, riuscite a conquistare nel frattempo un’assunzione a tempo determinato, la provvidenza va a farsi benedire. «Vogliamo aggredire la miseria, non subirla», spiega Emiliano. Gli aiuti in denaro interesseranno qualcosa come 20mila famiglie (e 60mila pugliesi, ancorché i diseredati da queste parti sono 320mila), quelle sotto la soglia di povertà, con un reddito che non supera i 3mila euro. Il risultato dovrebbe essere questo: un nucleo familiare di cinque persone, incasserebbe 600 euro al mese (7mila 200 ogni anno); quattro persone, 520 euro (6mila 240); tre, 430 euro (5mila 160); una coppia, 330 euro (3mila 960); chi è solo, 210 euro (2mila 520 all’anno).

La selezione dei prescelti andrà in scena grazie all’aiuto delle amministrazioni comunali e dei centri per l’impiego. «Le regola da rispettare, saranno severe». Ora bisognerà capire quando questa proposta diventerà legge: la tabella di marcia prevede che i 18 articoli messi insieme con la collaborazione  di Titti De Simone, consigliere di Emiliano per l’attuazione del programma, e del professore universitario Vito Peragine, un economista, dovranno attraversare le forche caudine delle commissioni consiliari prima di sbarcare di fronte all’assemblea di via Capruzzi. Emiliano non sa, e non vuole, forse pure per scaramanzia, fare previsioni: «Mi auguro che entro la fine dell’anno finisca tutto. Ma non basterà fare una legge, dovremo applicarla correttamente».

Fonte & Foto: La Repubblica

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